Sommario
La prima volta che ho iniziato a mappare la mia ciclicità, pensavo fosse una pratica spirituale. Qualcosa di bello, forse utile per me, non immaginavo che sarebbe diventata uno degli strumenti più concreti e potenti che porto in aula. Oggi, dopo 14 anni di lavoro con le persone, posso dirti una cosa con certezza: la ciclicità non è una filosofia di vita, ma una competenza professionale.
La ciclicità non è una teoria sulla luna, ma è lo studio e l’integrazione dei ritmi naturali nel modo in cui lavori e vivi. Non solo il ciclo mestruale, ma i ritmi ormonali, le fasi lunari, le stagioni interne ed esterne. Tutti abbiamo cicli, ma il problema è che la maggior parte dei modelli di lavoro li ignorano completamente. Stessa produttività ogni giorno, energia ogni settimana, come se fossimo macchine.
Nel life coaching ontologico la ciclicità entra come terzo asse insieme al linguaggio e al corpo. Perché la persona che accompagni non è uguale a se stessa ogni giorno e fingere che lo sia, nel coaching come nella vita, costa energia, crea frustrazione e produce risultati che non durano.
Quando inizi a lavorare con la ciclicità, tua e dei tuoi clienti, cambia qualcosa di fondamentale nel modo in cui accompagni le persone. Non stai più lavorando su un essere umano astratto, sempre uguale a se stesso. Stai lavorando su una persona reale, con i suoi ritmi, le sue fasi, i suoi momenti di espansione e di raccoglimento.
Questo significa che una sessione di crescita personale in fase follicolare, quando l’energia potrebbe essere alta, la mente magari lucida, la voglia di costruire è forte, avrà una qualità diversa rispetto a una sessione in fase luteinica, quando il corpo rallenta, le emozioni si intensificano e il bisogno di andare in profondità è maggiore. Non è che una fase è migliore dell’altra, ma sono diverse e lavorare con quella differenza invece che ignorarla produce risultati completamente diversi.
Ho visto clienti sbloccarsi in sessioni che avevo costruito intorno alla loro fase, non perché avessi fatto qualcosa di straordinario, ma perché avevo rispettato il momento in cui si trovavano. Il life coaching ontologico mi aveva dato gli strumenti per lavorare sul linguaggio e sul corpo. La ciclicità mi ha dato la dimensione del tempo, il ritmo naturale dentro cui ogni trasformazione può accadere davvero.
Quando parlo di ciclicità nel mio lavoro, parlo di tre livelli che si intrecciano e si influenzano a vicenda.
Il primo è la ciclicità ormonale, il ciclo mestruale con le sue quattro fasi: mestruale, follicolare, ovulatoria e luteinica. Ogni fase porta con sé una qualità energetica, emotiva e cognitiva precisa. Mapparla significa imparare a riconoscere i propri pattern, smettere di lottare contro di essi e iniziare a usarli come informazione.
Il secondo è la ciclicità lunare, le fasi della luna che influenzano i ritmi biologici ed emotivi, indipendentemente dal ciclo ormonale. È uno strumento accessibile a tutti, uomini e donne, con o senza ciclo mestruale. La luna nuova invita alla semina, alla riflessione, all’intenzione. La luna piena porta alla superficie, amplifica, illumina. Le fasi intermedie creano il ritmo del movimento e del rallentamento.
Il terzo è la ciclicità stagionale, le quattro stagioni come specchio dei cicli interni. L’inverno come tempo di raccoglimento e rigenerazione. La primavera come energia di inizio e possibilità. L’estate come espansione e visibilità. L’autunno come tempo di raccolta e lasciare andare. Integrare le stagioni nel proprio lavoro significa smettere di produrre in modo lineare e iniziare a rispettare i tempi naturali di ogni processo.
Questi tre livelli non si escludono, si leggono insieme. E quando un professionista impara a usarli, il proprio lavoro diventa più sostenibile, più profondo e più efficace.
Integrare la ciclicità nel proprio lavoro professionale non significa riprogettare tutto da zero. Significa iniziare a osservare, mappare, notare i pattern che già esistono e che probabilmente hai ignorato per anni perché nessuno ti aveva dato gli strumenti per leggerli.
Il primo passo è sempre personale. Non puoi portare la ciclicità ai tuoi clienti se non l’hai vissuta su te stessa, per questo in Orme di Luna la ciclicità si studia prima come pratica personale, attraverso la mappatura quotidiana dei propri ritmi, e poi come strumento professionale da integrare nelle sessioni.
Il secondo passo è imparare a leggere la ciclicità dell’altro. Non per interpretarla al posto suo, ma per creare le condizioni giuste in cui quella persona possa incontrare il proprio ritmo e lavorarci. Una domanda semplice come “come ti senti energeticamente in questo momento?”, se posta con consapevolezza ciclica, può aprire uno spazio di trasformazione che nessuna tecnica cognitiva riuscirebbe a toccare.
Il terzo passo è portare la ciclicità nella struttura del proprio business. Pianificare i lanci nelle fasi di massima energia. Usare le fasi di raccoglimento per creare, riflettere, approfondire. Smettere di misurare la produttività in modo lineare e iniziare a valutarla in modo ciclico.
In Orme di Luna la ciclicità non è un modulo separato, ma uno dei tre pilastri del percorso, insieme al coaching ontologico e al linguaggio trasformativo. Non si studia in astratto, si vive, si mappa, si integra lezione dopo lezione.
Per questo ho scelto docenti che portano la ciclicità da angolazioni diverse e complementari. Alice Rancati lavora con il metodo sintotermico e i dispositivi ecologici per la gestione del ciclo mestruale. Annalisa Colnago porta l’anatomia femminile e l’approccio osteopatico. Matteo Critelli integra la fisiologia energetica femminile secondo la Medicina Tradizionale Cinese. Valentina Carnieli porta la ciclicità attraverso la prospettiva ayurvedica e l’aromaterapia.
Ogni docente porta una lettura diversa dello stesso tema e insieme costruiscono una visione completa, scientifica, energetica, pratica, che gli allievi di Orme di Luna portano nel proprio lavoro con le persone.
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